Qualcosa resta

Lev

Qualcosa resta. Sempre. Fra le pieghe di una giornata, nello sguardo sghembo di uno sconosciuto. Qualcosa resta. Come una macchia sul cappotto, il suo profumo sulla tua pelle, un sogno che ti trascini anche quando sei sveglio. Resta. Ed è fuoco che brucia. Guance rosse. Scorre-pompa-vene-cuore-scalda-fiato-brivido. E sorridi occhi-spalancati mentre torni a respirare.

Lev, Opera in nero, atto secondo. Disegno di Chiara Lo Conte

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Nidi-tele-di-ragno

Lev

«Non mi piace»
Osservavo le sue spalle. Aveva le spalle larghe. Io non riuscivo ad abbracciarlo tutto. Le mani in tasca.
«E questo?» gli dico.
«Neppure»
«Questo non è brutto»
Si ferma.
«Non dico che sia brutto. Solo non mi piace.»
«Perché fai così?»
«Così come?»
«Continui a dire no…ti scruti intorno come se fossi un evaso e…hai fretta.»
«Ho solo detto che non mi piace questo dannatissimo coso»
Silenzio
Lo fisso. Lui affonda gli occhi nella piazza. Lontano da me.
Intorno a noi buffe acconciature. Qualcosa si rompe. In silenzio. Se almeno avesse fatto rumore, si sarebbero voltati tutti; a guardarmi. Un cratere, uno spazio negativo. Un buco nero.
Il flash di una macchina fotografica. Uno specchio in frantumi. Strilla. Una volta di fumo azzurro. Un portone che sbatte. Una casa che crolla. Il cuore si sgonfia.
Cos’altro mi rimane da fare? Levo il viso, in alto. Nidi-tele-di-ragno, rami…

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L’ottavo giorno della settimana/scelte

attimi, emozioni, libertà

Lev

Arriva un momento. Ne arrivano tanti durante la tua vita. Molti passano via senza che neppure te ne renda conto; a volte non sei attenta. Scavi nella memoria in cerca di quel preciso momento. Ma non lo trovi. Per quanto ti affanni non riesci a trovarlo. E ti tocca tenere quello che hai senza neppure sapere cosa è successo. Già, cosa è successo? Non lo so. Però arriva un momento, quel maledetto momento. E sai che devi cambiare qualcosa. Perché non stai più bene. Senti tante voci intorno, vedi immagini filtrate dai ricordi: è come giocare a mosca cieca. Solo che non è un gioco. Senti il peso della possibilità. Senti la grandezza della scelta con tutto quello che si porta appresso, ti porta addosso, ti travolge. Sei su una scogliera. Hai paura. Una fottuta paura. Fai un passo indietro. E in quel momento realizzi che non hai…

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Una parte, il tutto, l’indefinito

Lev

Jonathan Safran Foer afferma che i romanzi, i racconti, la prosa in genere dovrebbe “abitare” più indefinito; prendere a prestito dalla poesia il senso del mistero, i contorni sfumati del crepuscolo, i sogni che aleggiano senza toccare mai terra.

L’idea del frammento (come gran parte delle idee) nasce del tutto casualmente. Capita. A volte sei seduto da qualche parte e scrivi. Sei qui e sei altrove. Scrivi. Una sensazione (tua o di un personaggio…farà differenza poi?). Un’idea, un’emozione. Dai forma a qualcosa e da questo qualcosa fai crescere un intero racconto o un romanzo. A volte. Non sempre.

Dobbiamo scoprire che cosa siano le parole. Esse diventano immagini una volta scritte. Ma immagini di parole ripetute nella mente e non l’immagine della cosa stessa. E poi accade invece che…

Prova a prendere un vaso, uno di quei finti Ming (per amor del cielo sto per fartelo rompere, spero sia…

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L’ottavo giorno della settimana/la cacciatrice di farfalle

Lev

Rossa in viso e stanca mi sedevo in un angolino sulla collina. Guardavo gli alberi, i bambini di sotto che giocavano mentre il sole si faceva più basso.
Le farfalle si posavano sui fiori. Sbattevano le proprie ali come ciglia. Una volta, due. E poi volavano via. Io mi sentivo triste. E non sapevo il perché. Così riprendevo a correre. Correvo in tondo con le braccia aperte come se sperassi di spiccare il volo. A volte riuscivo a scacciare via quella tristezza. Altre volte me la portavo dietro fino a casa.

Lev, Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)
Link occulti: fiori, perché, volo

francescawoodmanfotografia: Francesca Woodman

Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)

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L’ottavo giorno della settimana/bianconiglio

Lev

Avevo gli occhi chiusi. Solo un attimo. Gli attimi a volte ti ingannano. Sembrano promesse di eternità. Come può un attimo, che nel frattempo è già finito, continuare ad essere quello che non è più? Eppure a volte ci riesce. Chissà come fa mi chiedo.
Ed io per un attimo avevo chiuso gli occhi.

Lev, Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)
Link occulti: attimo, occhi, essere

francesca-woodmanbfotografia: Francesca Woodman

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Molto-accade

Molto accade. A volte per sbaglio. Altre per necessità. Perché c’è come una forza invisibile che unisce i destini di più persone. Che unisce le persone. Una specie di provvidenza, un universo intelligente che tesse trame. Oggi qualcuno entra e domani esce. Cinquant’anni fa accade una cosa che oggi mi aiuta a capire. Mi aiuta a riconoscere un destino legato. E mi ritrovo a guardarmi disperato, ieri. Salvo, oggi. Molto accade. Talvolta. E non sappiamo bene il perché. Ma in fondo che importa il perché. Il perché è una sorta di meta. La raggiungi solo alla fine. Solo quando oramai hai vissuto la storia, solo quando diventa una mera curiosità. Ma di questo perché oramai non te ne frega più un cazzo. Impari a vagolare come un mendicante, a chiedere permesso a tutte le porte. Sbat! Vai via. E tu sei pazzo. Cerchi come un cieco. Ti affidi alle cose che non vedi. Poi entri e ti ritrovi altrove. A trovare verità che non sono tue. A bruciare foto in un falò. A bruciare ricordi. Annusi la notte che sa di chimica. Le stelle si muovono al contrario e il sole sta sorgendo al crepuscolo. E la clessidra riparte. Ma è solo un sogno? No, è reale. La clessidra riparte, il tempo scorre e sei tu a girarla. Sei tu a girare. Molto accade. Per caso, per destino, per puro culo. O per sfiga. Non c’è etica in tutto ciò. Né carne, muscoli, nervi o ossa. No. Rimane solo un filo. Teso come una corda. Il midollo. Quello che ti nutre, che nutre ciò che sei in rapporto ad un altro. Legàmi. Lègami. Tiri. Si spezza. Tira. Muori. Volti la clessidra. Se muori però muori. E niente più clessidra. Il tempo non va (più) avanti. E non torna (più) indietro. Va su e giù. Fottuto. Mentre molto accade. Anche quando crediamo che non accada mai un cazzo.

Molto-accade, romanzo
Mirko Ravaschino

2014-06-19 23.13.18

 

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Lev

S’arrampicava su un alito di vento. Sembrava sempre sul punto di cascare a terra, di trovare quel riposo che tanto desiderava. Cadeva e veniva spinta lontano. Come una foglia. Come la polvere che soffi da una superficie. Lei era soffiata via. E si spargeva qua e là, in mille pezzi senza far rumore.

Lev, Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)
Link occulti: vento, foglia, rumore

vol_francesca_woodmanfotografia: Francesca Woodman

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L’ottavo giorno della settimana/prologo

Lev

Quando non hai nulla in mente. Non pensi, non ti chiedi niente. Quando la spensieratezza aleggia nell’aria. Ogni cosa è bella. E perfetta. No, non è perfetta, ma poco t’importa perché tutto quello che conta è lì. Tutto ciò che vuoi per essere felice.
La respiri. Ancora sdraiato a letto. Ancor prima di aprire gli occhi. Odora di caldo. Ti avvicini per darle un bacio leggero. Per non svegliarla. E gusti la sua pelle. Annusi il suo profumo. Ti entra nel cuore e nella carne e pulsa in vena. E non t’interessa più niente. Se piove, se c’è il sole, le cavallette o un uragano. Non ti frega neppure del caffè perché quell’odore è tutto ciò che ti serve per star sveglio.
Ed è qui. Accanto a te. Su di te.
C’è odore di caldo nel mio letto. E’ il suo corpo. E’ il mio. E’ il profumo…

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