Qui

Maria stava scendendo dall’autobus. Le strade erano deserte. Le scuole erano chiuse. Un frastuono silenzioso premeva contro le orecchie. Un po’ di sole. Ogni tanto vento. La porta del magazzino si chiude alle sue spalle, accende la luce. Qui non c’erano finestre. Non c’era il clima del mondo. Qui, era una scatola dove si fabbricavano altre scatole. La sua giornata trascorreva tutta in questo Qui.

 

Tratto da “Donne e giorni”, Racconti, di Mirko Ravaschino

Incipit/ Davanti agli occhi (Yorick e i girasoli)

Faceva freddo quando mi ricoverarono. Quello stesso freddo che credevo di essermi scrollato via dalle spalle. Una coperta pesante, senza calore che a tratti sento ancora oggi addosso. Scariche elettriche. Testa, denti, mani, piedi, cielo, occhi, ovunque. Un presagio. Ero in maglietta e pantaloni. Un sole di conforto mi teneva tra le braccia. Non ricordo se avessi scarpe ai piedi. Alcuni giorni dopo, quando riemersi dal sonno dei farmaci le trovai accanto al letto. Ero rimasto diversi minuti a guardarle. Forse ore. Non so. Immobile, come da bambino, quando trascorrevo le vacanze dai miei nonni e ogni mattina restavo sveglio sotto le coperte a fissare una sedia, sempre la stessa sedia che cullava i vestiti piegati da mia nonna. La polvere danzava nell’aria dei primi raggi di luce. La stessa polvere di quel risveglio al ricovero. Lo stesso sguardo che avrei avuto qualche tempo dopo mentre morivo. Come se mi stessi risvegliando da un sonno durato tutta la vita proprio mentre mi abbandonava.

Tratto da Yorick e i girasoli

Il vicino del quarto piano

Lev

Luna ha diciassette anni, va a scuola, ha una mamma, un papà, una migliore amica; una vita come tante, normale. Eppure sente mancare sempre qualcosa. Da poco nel palazzo dove vive si è trasferito un nuovo inquilino. Roberto è un professore vicino ai quaranta. Ha una vita all’apparenza comune…ma qualcosa dal suo passato ritorna. Qualcosa che cambierà non solo la sua vita…

Il vicino del quarto piano si era trasferito da pochi mesi. Sembrava una persona gentile. Non era di molte parole. Però salutava sempre; inoltre sorrideva. In molti lo consideravano un tipo anonimo. Non era appariscente. E sembrava che  volesse passare inosservato. Ad alcuni pareva sciatto e trasandato. E forse un po’  trasandato lo era. Aveva la voce bassa. Roba che se lo incontravi per strada dovevi leggergli il labiale. Il vicino del quarto piano era uno che si arrabattava ad insegnare per vivere e secondo i più, visto…

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Qualcosa resta

Lev

Qualcosa resta. Sempre. Fra le pieghe di una giornata, nello sguardo sghembo di uno sconosciuto. Qualcosa resta. Come una macchia sul cappotto, il suo profumo sulla tua pelle, un sogno che ti trascini anche quando sei sveglio. Resta. Ed è fuoco che brucia. Guance rosse. Scorre-pompa-vene-cuore-scalda-fiato-brivido. E sorridi occhi-spalancati mentre torni a respirare.

Lev, Opera in nero, atto secondo. Disegno di Chiara Lo Conte

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Nidi-tele-di-ragno

Lev

«Non mi piace»
Osservavo le sue spalle. Aveva le spalle larghe. Io non riuscivo ad abbracciarlo tutto. Le mani in tasca.
«E questo?» gli dico.
«Neppure»
«Questo non è brutto»
Si ferma.
«Non dico che sia brutto. Solo non mi piace.»
«Perché fai così?»
«Così come?»
«Continui a dire no…ti scruti intorno come se fossi un evaso e…hai fretta.»
«Ho solo detto che non mi piace questo dannatissimo coso»
Silenzio
Lo fisso. Lui affonda gli occhi nella piazza. Lontano da me.
Intorno a noi buffe acconciature. Qualcosa si rompe. In silenzio. Se almeno avesse fatto rumore, si sarebbero voltati tutti; a guardarmi. Un cratere, uno spazio negativo. Un buco nero.
Il flash di una macchina fotografica. Uno specchio in frantumi. Strilla. Una volta di fumo azzurro. Un portone che sbatte. Una casa che crolla. Il cuore si sgonfia.
Cos’altro mi rimane da fare? Levo il viso, in alto. Nidi-tele-di-ragno, rami…

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L’ottavo giorno della settimana/scelte

attimi, emozioni, libertà

Lev

Arriva un momento. Ne arrivano tanti durante la tua vita. Molti passano via senza che neppure te ne renda conto; a volte non sei attenta. Scavi nella memoria in cerca di quel preciso momento. Ma non lo trovi. Per quanto ti affanni non riesci a trovarlo. E ti tocca tenere quello che hai senza neppure sapere cosa è successo. Già, cosa è successo? Non lo so. Però arriva un momento, quel maledetto momento. E sai che devi cambiare qualcosa. Perché non stai più bene. Senti tante voci intorno, vedi immagini filtrate dai ricordi: è come giocare a mosca cieca. Solo che non è un gioco. Senti il peso della possibilità. Senti la grandezza della scelta con tutto quello che si porta appresso, ti porta addosso, ti travolge. Sei su una scogliera. Hai paura. Una fottuta paura. Fai un passo indietro. E in quel momento realizzi che non hai…

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Una parte, il tutto, l’indefinito

Lev

Jonathan Safran Foer afferma che i romanzi, i racconti, la prosa in genere dovrebbe “abitare” più indefinito; prendere a prestito dalla poesia il senso del mistero, i contorni sfumati del crepuscolo, i sogni che aleggiano senza toccare mai terra.

L’idea del frammento (come gran parte delle idee) nasce del tutto casualmente. Capita. A volte sei seduto da qualche parte e scrivi. Sei qui e sei altrove. Scrivi. Una sensazione (tua o di un personaggio…farà differenza poi?). Un’idea, un’emozione. Dai forma a qualcosa e da questo qualcosa fai crescere un intero racconto o un romanzo. A volte. Non sempre.

Dobbiamo scoprire che cosa siano le parole. Esse diventano immagini una volta scritte. Ma immagini di parole ripetute nella mente e non l’immagine della cosa stessa. E poi accade invece che…

Prova a prendere un vaso, uno di quei finti Ming (per amor del cielo sto per fartelo rompere, spero sia…

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L’ottavo giorno della settimana/la cacciatrice di farfalle

Lev

Rossa in viso e stanca mi sedevo in un angolino sulla collina. Guardavo gli alberi, i bambini di sotto che giocavano mentre il sole si faceva più basso.
Le farfalle si posavano sui fiori. Sbattevano le proprie ali come ciglia. Una volta, due. E poi volavano via. Io mi sentivo triste. E non sapevo il perché. Così riprendevo a correre. Correvo in tondo con le braccia aperte come se sperassi di spiccare il volo. A volte riuscivo a scacciare via quella tristezza. Altre volte me la portavo dietro fino a casa.

Lev, Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)
Link occulti: fiori, perché, volo

francescawoodmanfotografia: Francesca Woodman

Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)

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L’ottavo giorno della settimana/bianconiglio

Lev

Avevo gli occhi chiusi. Solo un attimo. Gli attimi a volte ti ingannano. Sembrano promesse di eternità. Come può un attimo, che nel frattempo è già finito, continuare ad essere quello che non è più? Eppure a volte ci riesce. Chissà come fa mi chiedo.
Ed io per un attimo avevo chiuso gli occhi.

Lev, Labirinto di specchi rotti (un viaggio a piedi nudi)
Link occulti: attimo, occhi, essere

francesca-woodmanbfotografia: Francesca Woodman

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